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I veri campioni sono qualcosa di piu' grande delle loro vittorie - Mental Training | Dott. Guido Bresolin

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I VERI CAMPIONI SONO QUALCOSA DI PIU' GRANDE DELLE LORO VITTORIE

I VERI CAMPIONI SONO QUALCOSA DI PIU' GRANDE DELLE LORO VITTORIE

Non so se i pochi atleti che hanno avuto questo onore si sono resi conto di imprimere a fuoco il loro nome nella storia nel momento in cui hanno compiuto le grandi gesta di cui ancora oggi si parla. Certamente a tutto il mondo sono note le imprese di Jesse Owens, che ha colpito al cuore le leggi sulla supremazia della razza ariana vincendo 4 ori Olimpici sotto gli occhi di Adolf Hitler durante i Giochi di Berlino ’36. E chi non si è commosso vedendo un trentaseienne Roger Federer, dato per finito nell’anno Olimpico 2016, entrare nella storia vincendo il suo ottavo Wimbledon nel luglio 2017? O l’incredibile rimonta della nostra Divina Federica Pellegrini che nell’ultimo 25 dei 200 stile libero dei Mondiali di Budapest 2017 ha strappato l’oro dal collo di un’incredula, e fino a quel momento invincibile, Katie Ledecky. Storie di cadute e rinascita, di dolorose sconfitte e prestigiose risurrezioni.

Adesso si avvicinano le Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018 ed io vorrei ricordare uno dei più grandi atleti della storia italiana e del mondo intero: il Rosso Volante. Lo so, probabilmente molti non sanno di chi io stia parlando, ed è anche per questo che ci tengo a raccontarvi la sua storia.

Immaginate di essere un ragazzo di appena vent’anni, di esservi da poco trasferiti con la famiglia a Cortina d’Ampezzo e di diventare campione italiano di slalom gigante nel 1949 e di gigante e speciale solo un anno dopo, conquistandovi così la fama della miglior promessa dello sci azzurro per gli anni a venire. Una favola non è vero? Un sogno che diventa realtà.

Ma a volte i sogni si infrangono e nel 1951 quello stesso atleta si spezza i legamenti del ginocchio durante un allenamento, vedendo il suo roseo futuro sciistico spazzato via con un secondo infortunio l’anno seguente. Fine della favola direte voi. L’ennesima prova di quanto spesso il fato sia ingiusto e vigliacco. Invece no, invece quell’atleta non ha voluto rinunciare alla velocità pungente di sfrecciare sulla neve e ha trovato un modo “più comodo” per tornare a gareggiare. Stiamo parlando di Eugenio Monti, che seduto sul suo bob dal 1957 al 1963 ha vinto otto ori Mondiali e due argenti Olimpici. Tutto questo è già di per se straordinario direte, e certamente lo è, ma non sono questi i motivi per cui il Rosso Volante è passato alla storia.

Alle Olimpiadi di Innsbruch 1964 Eugenio Monti arriva come favorito sia per il bob a due che per il bob a quattro. Durante la gara di bob a due ai suoi avversari storici, i britannici Tony Nash e Robin Dixon, si rompe un bullone del bob e non hanno un pezzo di ricambio. Provate a mettervi nei suoi panni. In fin dei conti il bullone è il loro e quindi stop, gara finita e strada spianata. Ma Eugenio Monti non è un atleta come gli altri, lo toglie dal suo bob e glielo cede quel bullone, e in cambio i due britannici vincono l’oro, relegando l’azzurro al terzo posto. In conferenza stampa alle critiche mosse dai giornalisti italiani Monti ha semplicemente risposto “Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone, ha vinto perché è andato più veloce”.

Eccolo il campione, ecco la forza, l’onore, l’orgoglio di un atleta che con quel gesto ha ricevuto, primo sportivo nella storia, il premio Pierre De Coubertin.

Ora voi vi starete chiedendo e quindi? Tutto finito? Per niente! Altri quattro anni di allenamenti, prove, sacrifici, gare e discese interminabili per arrivare alle Olimpiadi di Grenoble 1968. Ma cosa pensa di fare quel signore ormai quarantenne? Dove crede di poter arrivare contro la nuova generazione di bobbisti che hanno la metà dei suoi anni? A Grenoble Eugenio Monti chiude il cerchio della sua carriera: due ori olimpici contro tutto e tutti.

Il Rosso Volante se n’è andato nel dicembre 2003: con sei medaglie olimpiche, nove ori e un argento Mondiali è ancora oggi l’atleta più vincente nella storia del bob, lo sport che aveva amato a tal punto da permettere ad un suo avversario di vincere l’oro più bello.

 

Dott.ssa Olimpia Guazzo - Sport Mental Trainer

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